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Osservazione scientifica
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27.12.2024 |
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"- Avete già l'età per riprodurvi? - chiese Fustamag..."
Fustamag era il re delle rane. Il suo regno era un limpido laghetto non troppo profondo con un isolotto lussureggiante di vegetazione o almeno era così finché a degli stupidi umani non venne l'idea di costruirci una stazione ornitologica di ricerca. E gli umani su quest'isola, scientemente o no, ci portarono di tutto, e poi, qualunque fosse lo scopo originario, tutto finì e la stazione rimase lì come monumento all'inutilità, solo ogni tanto abitata da qualche ornitologo misantropo.La mattinata era calda e Fustamag, lontano dal chiasso del suo habitat e dalle piccinerie noiose della sua reggia, stava godendosi l'ombra di una grossa foglia di farfaraccio che si sporgeva sul bordo del lago. Restando immobile, ruotò gli occhi per investigare un fruscio vicino. Era una giovane arvicola bruno-rossastra con riflessi aranciati che non si era accorta della sua presenza e frugava nell'humus umido alla ricerca di qualcosa di appetibile.
- Ciao, ci sono tanti vermi oggi... Sei un moscardino, vero?
Il topolino, spaventato, fece un balzo all'indietro e rimase timoroso in silenzio.
- Tranquillo che non fai parte della mia dieta... io sono Fustamag, re delle rane...
- Maestà... io sono Klepstichu, l'ultimogenito del re delle arvicole Rokanipsomì - rispose il topino con voce tremolante - somigliamo ai moscardini ma siamo diversi...
- Ah bene, un principe dunque e probabilmente un altro nobile che ama scappare via dalla corte...
- Ho l'animo dell'esploratore - disse il topolino che aveva preso coraggio - e poi siamo in tanti a palazzo che è insopportabile starci, tra l'altro coll'oscurantismo che ci si respira...
- Ehiii... abbiamo un cortigiano progressista... magari pure intellettuale... comunque non mi dite niente di nuovo...
- Posso farvi una domanda stupida, maestà?
- Dite...
- È che avete detto d'essere il re delle rane, ma io credevo che il re delle rane fosse un rospo, anzi pensavo che i maschi ti tutte le rane fossero rospi...
- Che sciocchezza, principe... È come se io pensassi che i ghiri siano i maschi delle arvicole. Avete detto che avete lo spirito di un esploratore... Volete visitare l'isolotto?
- So nuotare, ma è lontano per le mie forze.
- Se salite sul mio dorso in poco tempo arriviamo. Fortunatamente non siete uno scorpione....
Il topino sorrise: - Già... il famoso racconto tradizionale che verte sull'immutabilità degli istinti degli individui...
La traversata per il topino fu angosciante per la paura di cadere, ma si rese presto conto che la rana non era poi così scivolosa come si poteva pensare. Fece praticamente il turista sull'isola e tra i due si stabilì una simpatica amicizia e una certa confidenza.
- Avete già l'età per riprodurvi? - chiese Fustamag.
- Da un pezzo e prima o poi mi toccherà.
- Come mai ancora non vi siete accoppiato? - chiese con un tono leggermente meravigliato il re delle rane - dovrebbe essere istintivo...
Poiché Klepstichu taceva, Fustamag incalzò:
- Non conosco i criteri di bellezza delle arvicole ma mi pare che, come noi rane, non stiate a guardare il lato estetico quando vi accoppiate...
- Il fatto è... in tutta sincerità... che... come posso dire... sono attratto da... dal conte Gleipskato e i miei pensieri vanno solo a lui.
- Ah - fu il solo commento della rana.
- Disapprovate, sire?
- Prima di diventare re ero una rana di scienza e scienziato sono rimasto. Uno scienziato osserva e non interferisce neppure con commenti, tutt'al più fa statistiche e solo dopo si fa un'opinione. Se volete parlarne vi ascolto volentieri.
Dopo un silenzio un po' imbarazzato Kleipstichu, dapprima esitante, descrisse l'oggetto della sua ammirazione: un intellettuale progressista impegnato in politica e quindi malvisto da chi maltollerarva l'esistenza di idee libertarie e, allo stesso tempo, snobbato dagli altri topi che lo deridevano per il suo conformarsi alle voghe culturali del tempo e lo irridevano per il suo mal riposto ottimismo topocentrico.
Fustamag guardava ironico Kleipstichu che, parlando, si infervorava. Accortosene, il topolino si zittì.
- Ed ora dov'è il vostro Gleipskato?
- In esilio, a cercare, senza molta fortuna, appoggi alla sua causa.
- Il re vostro padre sa di voi?
- Ufficialmente no, ma non è stupido, qualcosa ha certo intuito. Se non ero suo figlio mi avrebbe già dato in pasto ai granchi...
E così il re delle rane e l'ultimo degli eredi al trono dei topi diventarono amici e iniziarono a frequentarsi sempre più spesso. Rokanipsomì era a conoscenza della cosa, ma sembrava non importargli; non gli pareva vero di non avere più davanti agli occhi tutto il giorno quel pervertito del suo ultimogenito... e comunque da un rapporto tra lui e il re delle rane poteva anche nascere una proficua alleanza. Tuttavia, con molta discrezione, li faceva sempre pedinare e sapeva sempre più o meno cosa stava succedendo al suo rampollo alternativo.
Un giorno sull'isola c'erano alcuni gitanti. Fustamag percorreva la riva in cerca di Klepstichu e quando lo vide finse collera:
- Vi sembra questa l'ora d'arrivare? Forza salitemi in groppa che all'isola oggi c'è movimento.
L'arvicola sorrise e salì con un balzo sul dorso della rana. Approdarono vicino a dove un gruppo di giovani umani sedevano a terra bevendo qualcosa da barattoli colorati. Una ragazza, allontanatasi dagli altri, si accingeva a scendere in acqua per fare il bagno.
- Che cos'è? - chiese Klepstichu.
- E' una femmina umana - rispose Fustamag.
- Cosa sta facendo?
- Si toglie i vestiti.
- Cosa sono i vestiti? - chiese Klepstichu.
- Una pelle esterna che gli umani indossano per nascondersi agli sguardi degli altri - rispose Fustamag.
- Allora perché lei se la toglie?
- Perché vuole fare il bagno alla sua pelle primaria.
- Ha una forma strana...
- Non per una femmina umana. Hanno tutte quella forma.
- Cosa sono quei due rigonfiamenti sul davanti? - chiese Klepstichu.
- Ho riflettuto spesso su questo - rispose Fustamag - e poiché la forma segue la funzione e dato che ho visto che i maschi umani stringono le femmine piuttosto rudemente, penso che quei rigonfiamenti servano da cuscino protettivo.
- Sire, avete notato che un giovane maschio umano la sta guardando da un nascondiglio nella stazione?
- E' un'evento frequente che ho notato molte altre volte.
- Sire, avete una spiegazione?
- Più di una, mio caro principe, e non sono neppure in contraddizione tra loro. Opzione uno: la femmina cerca un compagno e per questo mostra la sua pelle primaria; il maschio è un compagno potenziale e guarda da un nascondiglio perché se si facesse vedere lei griderebbe ed altri accorrerebbero impedendo l'accoppiamento. Opzione due: lui è, un po' come voi, attratto da altri maschi.
- Lo supponete o lo pensate?
- Di più... credo di saperlo.
Klepstichu avrebbe voluto fare mille domande, ma, anche per l'espressione assorta che aveva preso Fustamag, non chiese più nulla.
- Torniamo, che è tardi - disse il re - avremo altre occasioni per approfondire.
L'occasione si ripresentò da lì a qualche giorno. Fustamag con lunghi balzi percorreva avanti e indietro la riva del lago fino a che comparve Klepstichu.
- Finalmente principe... è da molto che vi aspetto... forza, salite, che anche oggi all'isola c'è gente...
C'erano tre giovani maschi umani molto vivaci, probabilmente di bell'aspetto, che erano arrivati a nuoto, tutti senza la pelle esterna tranne un pezzetto, più o meno a metà corpo, e saltavano, correvano, si tuffavano, schiamazzavano e si scambiavano richiami col loro tipico modo di modulare suoni melodiosi ma incomprensibili. Poi due di loro nuotarono velocemente verso riva; il terzo, un moro alto e snello, glabro nella parte posteriore ma con una peluria nera diffusa ovunque sul davanti e con sul capo un ciuffo di peli neri lunghi e lisci, si sedette su un masso abbastanza squadrato a godersi il sole ad occhi chiusi.
- Sire, avete notato che c'è il solito maschio nascosto nell'edificio che anche stavolta guarda?
- Certo, ma se ne è accorto anche il giovane umano che fa finta di guardare il cielo...
- Ma qual è lo scopo?
- E' una tattica molto frequente fra gli umani maschi che non disdegnano i contatti reciproci. Aspetta e vedrai.
Il giovane intanto si era alzato e si era tolto il pezzo di pelle esterna che copriva il suo sesso: un ciondolo che arrivava quasi a metà coscia circondato da peli neri come quelli che aveva in testa ma più ricci ed aveva preso a camminare sulla riva avanti e indietro davanti alla stazione ornitologica.
- Sire, quel pendolo che ondeggia ad ogni passo immagino sia l'organo sessuale degli umani maschi...
Fustamag annuì e disse: - E in mezzo alle natiche, quelle due montagnole di carne soda sul retro, c'è la loro cloaca che pare che per un certo numero di maschi sia un ottimo sostituto dell'organo sessuale femminile, anche se chiaramente questo accoppiamento non è fertile, ma sembra che a molti maschi umani piaccia ugualmente se non di più.
- Come sapete tante cose sugli umani, sire?
- Dopo prolungate osservazioni ogni cosa diventa chiara allo scienziato. Ci possiamo avvicinare tranquillamente perché di certo non faranno caso a noi.
Andarono su un ramo che pendeva giusto sopra il masso dove prima stava il moro e dove, poco dopo, venne a sedersi, uscito nel frattempo dalla costruzione, l'altro umano con indosso tutta la sua pelle esterna, i vestiti come li chiamava il re delle rane. Era un poco più basso e più massiccio del primo, col capo lucido e senza peli che invece erano presenti, di colore fulvo, in faccia e attorno alla bocca.
Il moro, camminando quasi con nonchalance, gli passò vicino e i due si guardarono intensamente a lungo e in silenzio. Il moro continuò a camminare e si inoltrò tra la vegetazione. Poco dopo, col batacchio un po' più rigido, tornò al masso dove si fermò in piedi quasi a contatto del maschio pelato.
- Ahon'atu'uklia - disse guardando fisso negli occhi l'altro. Questi sostenendo lo sguardo non profferì suono, gli prese l'organo e se lo mise in bocca come per ingoiarlo, ma subito lo estrasse muovendo la lingua sulla sua parte terminale passando poi a leccare tutta l'asta che si stava rapidamente inturgidendo ed anche la sacca che pendeva alla base. Al lungo e complesso movimento da parte dell'umano seduto corrispondevano movimenti poco controllati dell'altro, specie quando di nuovo gli inghiottì il sesso e per qualche minuto operò un movimento roto-sussultorio evidentemente molto apprezzato. Nel frattempo l'umano dal capo lucido si era tolta la parte superiore della sua pelle esterna, poi, sempre col sesso del moro in bocca si era spostato fuori dal masso appoggiando i piedi a terra e rimanendo piegato ad angolo retto a succhiare. Il moro infilò una mano dentro lo spazio che si era creato nella parte bassa dove ancora il pelato aveva la pelle esterna. Allora questi lasciò libero il batacchio ormai rigido e diritto del moro, si levò freneticamente il resto della sua pelle esterna liberando un sesso altrettanto duro ma un poco più corto e più grosso di quello del moro e completamente senza peli.
- Uklah'shoginai - bisbigliò il moro ed abbassò la bocca sul sesso dell'altro simulando un vorace pasto. Il moro lappò e succhiò freneticamente per qualche minuto dopo di che si posizionarono entrambi sul masso ognuno su un fianco in posizione capovolta e si succhiarono ancora famelicamente e reciprocamente per un po' di tempo.
- Shoginai' eàstrur - bofonchiò il moro.
Scesero ed avvicinarono le facce allungando entrambi la bocca a cercare quella dell'altro e rimasero così con solo piccoli movimenti del capo per qualche minuto. Nel frattempo entrambi lavoravano con le mani il sesso dell'altro spesso lisciando e allargando reciprocamente le natiche da sotto in su e dal centro all'esterno. Il respiro di entrambi si era fatto più affannoso con espressione di godimento.
Poi il pelato si inginocchiò a terra ruotando l'altro su se stesso e gli affondò la faccia tra le natiche. Il moro appoggiò le mani sul masso inchinandosi in avanti e l'altro, aprendogli le natiche, estrasse la lingua ed iniziò una rumorosa operazione di alcuni minuti al termine dei quali, respirando pesantemente, sollevò un muso fradicio di saliva.
- Chiruru'uklia'a - mugolò il moro. Il pelato si alzò, si lisciò il membro eretto, ci sputò sopra abbondantemente, lo appoggiò tra le natiche dell'altro e spinse. Rimase fermo qualche istante accarezzando i fianchi sottili dell'altro poi lentamente colle mani salì ad accarezzare le ascelle e le spalle e andò in seguito sul davanti a pizzicare due piccolissime protuberanze sul petto. Il moro pareva gradire molto e iniziò a muovere la parte bassa del corpo in senso rotatorio. Il pelato allora riprese a spingere gradualmente finché tutto il suo randello fu inserito ed iniziò un lento e continuo stantuffìo tra gli uggiolìi del posseduto a cui si accompagnò presto il suo grufolare.
Poco dopo che i suoi movimenti erano diventati più scomposti, il pelato profferì un urlo strozzato restando qualche tempo col suo pistolotto affondato tra le natiche del moro.
- Uklia'a'agudav'iaà - disse il moro sollevandosi, girando la testa ed incollando di nuovo la bocca con quella dell'altro. Poi il pelato si sedette sul masso e vi appoggiò la schiena; l'altro gli sollevò le gambe tenendole per le caviglie in alto con una mano ed anche lui gli affondò la bocca tra le natiche come l'altro aveva fatto prima con lui. Nel frattempo non smetteva di lisciarsi il suo batacchio con l'altra mano. Dopo un po' si posizionò i piedi del primo sulle proprie spalle, si sputò ripetutamente sul sesso e lo infilò nell'orifizio sotto al membro dell'altro. Ora era il pelato che mugolava ad ogni affondo mentre poco dopo il moro coi suoi ansimi gli rispondeva. Il pelato con una mano pizzicava le protuberanze sul petto del moro e con l'altra agitava rabbiosamente il proprio sesso che aveva ripreso tono. La cosa andò avanti parecchio finché il pelato arcuando il corpo e facendo leva coi piedi sulle spalle del moro sibilò:
- Eàstruru - e un getto lattescente proruppe dal suo tozzo membro finendo sulla sua faccia, seguito da altri meno potenti.
- Eàstrur'iaà - replicò il moro mentre si irrigidiva e contraeva le natiche muscolose.
Entrambi avevano un'espressione estatica e rimasero immobili qualche attimo. Il moro si piegò sull'altro e gli leccò via la mucillagine cremosa eruttata dal suo stesso membro soffermandosi qualche minuto in un profondo bocca a bocca dopo di che, sollevandosi, estrasse il proprio ciondolo, ancora di corposità sostenuta, dal corpo dell'altro che subito si mise seduto e fece per riprendersi in bocca il pendolo del moro che però disse:
- Pluainumiuri - e si rimise addosso il suo pezzo di pelle secondaria, agitò un braccio e si tuffò puntando la riva. L'altro maschio con un'espressione un po' delusa, raccolse i suoi vestiti e, senza indossarli, tornò dentro la stazione ornitologica.
- Che ne dite principe? - chiese Fustamag
- Molto interessante - rispose Klepstichu - pare che per gli umani questo accoppiamento sia molto gratificante.
- La cosa più interessante è che le varianti sono molte; oggi avete visto solo una piccola parte delle possibilità degli accoppiamenti umani e solo tra due esponenti. A volte i partecipanti sono anche di più e vi assicuro che verrebbe davvero voglia di appartenere alla loro specie. Peccato che abbiano una lingua fatta solo di suoni belli ma apparentemente disarticolati. Chissà se oltre alle varie modulazioni hanno anche un significato...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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